dic 04

Oggi voglio pubblicare questo bellissimo report del mio Amico Vainer Broccoli, che ci parla dei suoi primi 30 giorni con il MacBook, leggendo le sue parole direi che il bilancio è ampiamente positivo. Parafrasando un noto presidente potremo fare nostro il motto Yes, we can.
Un Mese di Mac, e… di Vainer Broccoli

Bene, sono arrivato ad un mese, giorno più giorno meno, con l’ambiente mac e, direi, a questo punto, si potrebbe fare un report serio di ciò che, partendo da zero assoluto, ho raggiunto in totale autonomia.

1 – approccio iniziale:
Dopo aver deciso di fare il passo, in attesa dell’arrivo della macchina, mi sono documentato, in rete, per avere un’idea di massima su cosa avrei avuto davanti all’arrivo del giocattolo nuovo; qualche comando base, la logica dello screenreader ecc…
2 – apertura della macchina:
dopo aver ricevuto il computer, ed averlo ovviamente acceso, mi sono trovato di fronte alla classica procedura di inizializzazione del portatile; la sintesi, seppur in inglese, supporta ogni step rendendo totalmente fattibile la cosa. l’abitudine alle sintesi, di ogni tipo, mi ha aiutato, seppur, per esser sicuro, ho proceduto con parecchia calma, rileggendo anche diverse volte, le varie finestre.
in questo step, sono risultate utilissime le piccole cognizioni recuperate in rete, come detto al punto 1.
Per la precisione, la combinazione control + option + frecce laterali, è stata fondamentale in questo primo approccio.

3 – avvio del sistema:
una volta dati in pasto i dati richiesti (user, password di sistema, dati personali e riconoscimento della rete wireless in mio possesso) il sistema si è allegramente avviato con alex, sintesi di sistema, che leggeva l’italiano come don lurio.
avendo, preventivamente, scaricato le voci italiane, ho proceduto all’installazione del pacchettone (oltre 600mb) seguendo le procedure guidate in maniera pedissequa. (anche qui, le info reperite in rete mi hanno fatto comodo).
installate le sintesi, le ho rese quelle di default, e da qui è iniziata l’avventura vera e proopria.
4 – approcciare il sistema:
Snow leopard, a questo punto, è stato a mia disposizione ed, alla fine, ho scoperto che non è così impossibile, anzi, è veramente alla portata di mano…
Qui, va detto, bisogna identificare subito gli elementi base che ci troviamo di fronte:
a) il finder, il cuore del sistema, che si presenta, a bocce ferme, con un elemento chiamato scrivania che, però, non ha le funzioni specifiche del desktop, in windows, ma è un’entità virtuale atta a visualizzare le unità disco, o pendrive, che inseriamo alla bisogna.
b) sulla parte inferiore del monitor, troviamo il doc, una barra orrizzontale che visualizza le applicazioni più usate o, più semplicemente, attive in quel momento.
c) la cara barra dei menù anche qui presente e fondamentale.
da qui, credetemi, è iniziato lo smanettamento selvaggio.
5 – il file system:
la prima cosa che ho fatto, è stato mettermi nei panni, senza troppa fatica, vi dirò, dell’utente più infimo e sprovveduto che esiste ed, attraverso la navigazione delle barre dei menù, presenti anche qui, ho iniziato a cercare di capire come muovermi.
innanzi tutto, ho battezzato la visualizzazione di files e cartelle in modalità colonna (command + 3) in modo che la navigazione delle risorse fosse in stile albero, in windows, quindi tutto fatto di freccie verticali, per spostarsi su di un elemnto, frecce orrizzontali per entrare in cartelle e command + o per aprire i files.
qui, davvero, vincere l’istinto di dare invio, che funziona come rinomina, per aprire non è stato banale, ma presa la mano, la cosa diventa istintiva e, sopratutto, tutto è totalmente accessibile.
6 – uso della posta elettronica:
dopo aver domato il file system, nelle sue operazioni base, mi sono addentrato nel discorso posta elettronica, strumento fondamentale per le mie attività. il client si chiama “mail” (originale vero?) e ricorda, a mio avviso, sia pimmy che thunderbird, quindi, pian piano, si è arrivati anche li, a ragionare in maniera sostanzialmente, nota e non certo complicata. posso immaginare, comunque, che l’utente outlook express o windows mail, potrebbe trovarsi un po’ spiazzato, ma non certo per mancanza di accessibilità, ma per quanto riguarda la logica che non ci azzecca molto, sopratutto per l’interfaccia utente.
creazione account, regole di posta e firme, sono arrivate abbastanza autonomamente in maniera automatica.
7 – navigazione web:
qui sono arrivati i primi problemi, non per non accessiblità, ma per una logica nella navigazione, totalmente diversa rispetto all’ambiente windows con jaws. con pazienza, senza la fretta di fare cose, all’inizio, siderali, sono entrato in questo ambito, cercando di capire, magari, alle volte chiedendo, ma, sopratutto, cercando di non ragionare in maniera “scimmesca” cercando, a tutti i costi, di emulare ie o ff, in windows.
con questo approccio calmo, senza patemi, ad oggi, porto a fondo anche operazioni di homebanking che, si sa, non sono propriamente banali o semplici.
8 – prove varie:
dopo questi passaggi, sommariamente descritti, sono passato all’installazione selvaggia di programmi che, in ambito windows, mi sono sempre serviti per i miei giochini…. client ftp, programmi di istant messaging, zip ed unzip, player vari, programmi per l’editing html e, figuratevi, anche l’audio editing non è mancato.
tutti, praticamente, softwares di terze parti e, bada bene, tutti accessibili con voiceover.
tutto questo ha implicato un’ulteriore conoscenza del sistema, per le procedure di installazione/disinstallazione che hanno contribuito ad approfondire la dimestichezza con snowleopard…
anche la condivisione in rete del mio discone sotto windows, è andata a buon fine facendo sembrare lontano anni luce, il timore di non poter fare questo o quello.

conclusioni:
a questo punto, dello stato dell’arte, non ho grossa paura di dire che la mancanza di windows non la sto sentendo per nulla, chatto, parlo in skype, vado in rete e provo device esterni esattamente, se non meglio, come con jaws.
Va, comunque, detto che l’approccio con voiceover è diverso da quello con jaws, vi sono alcuni concetti, come quello di interazione, che vanno interiorizzati bene e, sopratutto, la gestione dei cursori, va capita al meglio, in quanto, se in jaws, per un inizio base, si può fare a meno del cursor jaws stesso, in ambiente mac con voiceover, non si può prescindere dalla comprensione di come usare o di come si muovono i cursori.
è indubbio che, chi ha già chiaro, anche in ambito ms, cosa siano questi oggetti, farà fatica zero a calarsi in questa nuova avventura…
Come punti deboli, al momento, posso segnalare la qualità delle sintesi italiane che, seppur di buona qualità, alle volte sono un pochino ingessate, ma, attenzione, questo non vuole dire che si inchiodano o bloccano qualcosa, semplicmeente, a mio avviso, l’elasticità di eloquence non è facilmente superabile; ritengo, ora che il numero di utenti aumenta in modo esponenziale, diventi fondamentale iniziare a fare sentire la pressione dell’utente che paga.
In conclusione, ritengo che, dopo tanti anni di “piattume” informatico, in fondo non si vedono grandi novità in ambito jaws, avere una scarica emotiva di questo genere risulta dannatamente stimolante e si rivela una pompata di energia, psicologica, che non può fare che bene a chi, e siamo in tanti, vive l’informatica, si come un servizio, ma anche come una passione che apre verso altre frontiere davvero immani.

Sottolineo come questo mio scritto non sia in alcun modo, un voler perorar una causa od un’altra, ma semplicemente, un modo di condividere esperienze ed entusiasmi che, credo possano fare anche bene, no? concludo cercando di affossare una delle tante leggende metropolitane che ruota attorno a questo inizio di approccio da parte dei disabili visivi a mac, dicendo che non esiste assolutamente, che se si usa mac non si debba usare anche windows, o non si possa, anzi, le due competenze sono assolutamente intercambiabili e nulla vieta, a nessuno, di avere sia pc che mac, senza impazzire… si allargano le competenze e, sopratutto, si è allargata la scelta che, oggi come oggi, rappresenta, come non mai, un sinonimo di libertà.
poter essere acquirenti senza discriminazione, poi, resta una sensazione assolutamente nuova, per noi, in ambito tecnologico e questo, diciamolo, risulta anche sinonimo di una dignità umana che non guasta proprio.

Una risposta a “Un mese con il mio Macbook”

  1. Fabio scrive:

    bel lavoro, vainer.

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